Garbatella: integrazione di un bambino “normale”

di Francesca Audino — 28 aprile 2008 — 2 commenti

Marta: “Papà trasporta le carni e ama guardare le partite in televisione, mamma fa la casalinga e le piace andare per negozi. Quando siamo insieme ci piace portare fuori il cane o andare a mangiare la pizza”. Tommaso: “Papà fa il portantino in ospedale e mamma fa la mamma. A papà piace guardare la televisione e a mamma cucinare. Insieme andiamo a Torvaianica al mare”. Andrea: “Mamma lavora alle poste di notte e papà lavora in un ufficio di giorno. Ci piace andare in bicicletta”. Clara: “Papà fa il benzinaio e mamma non lavora perché siamo 3 bambini. Insieme ci piace andare a Gardland”. Pietro: “Papà lavora come cassiere in un supermercato e gli piace guardare le partite in televisione. Mamma non lavora e le piace cucinare”. Il mio ascolto si fa più attento, infatti Pietro, per quanto ne so, non conosce il padre e  la madre, una delle poche con cui ho confidenza, a differenza della maggior parte delle madri dei miei alunni lavora come libera professionista e insegna yoga e, potrei sbagliarmi ma dubito che la sua passione sia cucinare. Come mai Pietro, che è senza dubbio uno dei bambini più brillanti tra i miei alunni, si vergogna del lavoro della madre e sente il bisogno d’inventarsi una famiglia inesistente  agli occhi di un adulto non necessariamente esaltante? La risposta è banale: pur di sentirsi più simile ai suoi compagni farebbe questo ed altro.

Garbatella, il quartiere in cui si trova la mia scuola, è come un paese in cui tutti si conoscono e sanno tutto di tutti; chi canta fuori dal coro è subito riconoscibile. Questo quartiere, un tempo era considerato periferico. Oggi i prezzi delle poche case in vendita sono aumentati e alcuni gruppi societari importanti (il Gruppo Espresso per fare un esempio) vi si sono stabiliti. Detto questo, l’identità del quartiere continua ad essere fortemente popolare. Quando vedo la madre le riferisco l’accaduto. Lei è sorpresa, nega di avere un compagno che corrisponda all’identikit proposto dal figlio e dice che l’assenza del padre fino a quel giorno non aveva mai presentato problemi per il bambino. Mi chiede cosa fare. Io le consiglio di cercare di far capire al figlio che alcune differenze nello stile di vita possono essere dei punti di forza, mentre potrebbe invece cedere su altre omologazioni meno importanti come ad esempio il costume da Spider man per Carnevale. La madre riesce a parlare al bambino e Pietro rifà il compito sulla descrizione della famiglia. Il giorno in cui deve leggerlo in classe è molto agitato tanto da accusare addirittura mal di pancia. Dover rettificare delle informazioni così importanti non è cosa da poco. Al dunque se la cava benissimo. Gli altri bambini accettano di buon grado la nuova versione e lui alla fine si sente felice e decisamente alleggerito.  

La richiesta di quest’esercitazione era: “Descrivete la vostra famiglia: da chi è composta, che lavoro fanno i vostri genitori, quali sono i loro gusti e cosa vi piace fare quando siete insieme”. Tutte le maestre del mondo hanno dato come compito ai bambini la descrizione della propria famiglia ma, il contenitore (un laboratorio sull’arte con un altro referente adulto al posto della maestra), i modi (bisognava leggere quanto si era scritto, prima in piedi sulla propria sedia, poi muovendosi per la classe secondo delle indicazioni date) hanno reso questo compito diverso dal solito. Pietro è riuscito a sciogliere un nodo importante rispetto alla sua identità. Si è mostrato alla classe in modo onesto, rivelando le sue differenze socio culturali ed è stato accettato. A scuola abbiamo anche parecchi bambini rom e stranieri, ma questa volta è toccato a un bambino “normale” fare uno sforzo per integrarsi.

Immagini

Commenti

  1. Scritto da Flavio28 aprile 2008 alle 11:21

    Francesca, grazie di averci raccontato questa storia. Geniale il disegno infantile con dentro Klee.

  2. Scritto da paola15 maggio 2008 alle 20:26

    Grazie Francesca e buon lavoro con affetto

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