La settimana della cultura: la mostra di Paladino ed Eno all’Ara Pacis e tutti i parenti di Augusto

di Antonio Carbone — 27 marzo 2008 — 1 commenti

Finalmente un po’ di luce. Dopo giorni di pioggia. A partire da venerdì pomeriggio è stato un crescendo. A Pasqua una tromba d’aria ha sradicato gli alberi più esili come i ligustri e gli oleandri e scosso quelli più robusti come i lecci. Tutto era stato ampiamente annunciato: la pioggia, i temporali e persino i fulmini. Con un tempo così non c’è stato proprio verso di avventurarsi lontano a Pasquetta. Molti, soprattutto i turisti, hanno pensato di trovare riparo all’interno dei Musei. Si sa che a volte si fruisce dell’arte con la stessa attitudine con cui certe domeniche pomeriggio di pioggia si decide di andare al cinema. Sperando solo che all’uscita ci sorprenda una schiarita.

E’ stato proprio così. Il tempo di entrare, scendere le scale e fermarsi davanti all’installazione di Mimmo Paladino, avvicinandosi il più possibile per catturare i suoni di Brian Eno, che nel cielo il sole si era già aperto un varco tra le nuvole. E dire che quei frammenti sparpagliati sulla lunga parete bianca, così come i corpi bruciati, faccia al muro oppure sul lungo scuro treno di ferro, non lasciavano presagire niente di buono. Chi sono tutte queste persone?, veniva quasi da chiedersi. Chissà perché l’arte contemporanea sempre più spesso ha bisogno di prefigurarsi eventi catastrofici per raggiungere l’essenzialità dello stile. Deve essere lo stesso motivo che spinge molti a mettere a repentaglio la propria vita pur di poter portare a casa qualche foto di guerra. Come se solo di fronte alla rappresentazione di una morte di cui non si conosce l’identità sia possibile far fare alla nostra immaginazione un salto.

Risalendo è stato immediata la percezione del cambio di luce. L’edificio di Meier è una sorta di scafandro pensato per accoglierla. Come una serra ma chissà perché lì dentro veniva da pensare piuttosto a un acquario. In effetti tutti si aggiravano attorno all’Ara Pacis con la stessa curiosità con cui i pesci entrano ed escono da un relitto cercando cibo. Indifferenti ai tesori custoditi al suo interno. «Chi sono tutte queste persone?» a un certo punto ha chiesto l’accompagnatrice a un gruppo di bambini, indicando le figure in processione scolpite in alto nel bassorilievo. «Sono tutti i parenti di Augusto» alla fine ha spiegato, quando è riuscita a catturare la loro attenzione.

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Commenti

  1. Scritto da elisa31 marzo 2008 alle 13:14

    sono andata anche io a trovare i parenti di Augusto sabato scorso. La mega serra era presa d'assalto nonostante la bellissima giornata (biglietto gratisse!) all'esterno! Una luce pazzesca! Siamo scesi a vedere ed ad ascoltare la mostra di palladino/eno, dove purtroppo c'era una signora che parlava al cellulare di portieri, di soldi....ho provato a lanciare occhiatacce, non raccolte, ho chiesto aiuto alla ragazza in sala che ha alzato un sopracciglio (ecchecipossofare io). Insomma come rovinare una mostra di arte contemporanea, anche se spesso il pubblico che interagisce fa parte dell'opera....Mah!

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