L’odore di McDonald’s, la Basilica di San Paolo e il presagio di una cabina telefonica in disuso
A un ragazzetto di quindici anni, con un cappellino e un giubbotto, neri e griffati, chiedo se sa dove sia il nuovo McDonald’s che ha aperto questa mattina su Via Ostiense. Mi fa subito di sì con la testa. Si ferma un attimo, guarda un po' più in là e poi mi dice “Sta vicino alla metro. Lo trovi subito”. Indica, guarda e sorride. Vicina alla Basilica la carcassa di una cabina telefonica. Solo qualche anno fa era l’ultimo grido. Una novità tutta pulita. Ora tante sono le scritte colorate. Al loro confronto, il logo della compagnia telefonica sembra un arcaico crittogramma testimone di una civiltà che ha passato la mano da tempo.
Seguo le indicazioni, mi lascio il piazzale alle spalle, attraverso la strada e costeggio la Basilica. L’odore comincio a sentirlo all’altezza della fermata del bus 23. Devo essere sulla buona strada se un gruppetto di ragazzetti mi sorpassa di fretta. Quando arrivo vedo qualche bimbo che tira per la mano il padre. Altri si portano dietro la madre. C’è qualcosa nel sapore degli hamburger che li rende irresistibili ad un palato infantile. Deve essere la stessa cosa che li rende indigesti agli adulti. Uno dei padri parla, con una certa rassegnazione, di quando qui c’era un ristorante. Ora c’è il Mac. Non c’è da dire nulla. Chi ci abita vicino lo sa. Si tratta soprattutto di una questione di odore. Non sai bene se è l’aroma della cipolla mista all’olio di frittura. O se chissà cos’altro. Certo è che si espande tutto intorno. Qui forse ancora non lo sanno. Neppure nella Basilica se lo immaginano. Sul Piazzale di San Paolo non lo sentivo. Forse per il vento. Ce n'era tanto e a forti folate, che un padre e una madre tenevano ciascuno stretta una mano del loro bambino come se avessero paura che il vento se lo potesse portare via per sempre.
L’edificio di McDonald's è basso, il colore è tenue e la grande emme non è stata issata sul terrazzo. Più modestamente sta, come un geco, aggrappata e mimetizzata sulla parete. Dentro, le ragazze sono gentili. Ti servono il panino sorridendo. Forse il lavoro che hanno appena trovato è il loro primo impiego. In sottofondo una canzone pop. La luce del sole filtra tra i tavolini ancora vuoti. Qui tutto sembra moderno. Pulito. Finito il panino, esco e attraverso di nuovo la strada. Passo di fianco alla Basilica, faccio il giro lungo viale Ferdinando Baldelli verso occidente dove il sole sta cadendo. Poi viale di San Paolo. Sono di nuovo sul piazzale. Ora, mi sembra che l’odore del Mac sia riuscito ad arrivare fino a qui. Sarà per questo che la cabina in disuso sembra ora il presagio di quello che è destinata a diventare, poco distante di lì, l’ennesima manifestazione di una modernità effimera, poco digeribile e non biodegradabile.
- Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)
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Commenti
Scritto da Barbara — 28 aprile 2008 alle 23:36
Quanto la fai lunga cavolo
Scritto da maria — 4 febbraio 2011 alle 11:48
Io ci abito vicino e ti assicuro che quell'odore tanto forte di cui parli non mi ha cambiato la vita, anzi nemmeno si sente... Inoltre, a più di due anni dell'apertura, le ragazze carine e gentili sono sempre le stesse e continuano a sorridere... forse perchè nel suo piccolo McDonald's le ha insegnato tanto, come ad esempio il modo di relazionarsi con i clienti, cosa che manca sempre più in tanti negozi e ristoranti!!
Scritto da Andrea — 16 febbraio 2012 alle 17:38
Le ragazza che servono sorridenti? ma se sono sempre sgarbate e spazientite....sembra che ti stiano facendo un favore nel servirti!
Scritto da Andrea — 16 febbraio 2012 alle 17:40
Dentro, le ragazze sono gentili. Ti servono il panino sorridendo........ Non direi, sono quasi sempre sgarbate e al limite dell'educazione.....sembra quasi che ti stiano facendo un favore......
Scritto da luciano — 16 febbraio 2012 alle 18:23
eh, forse all'inizio, quando hanno aperto erano gentili... appena si inizia i posti sono sempre così, gentili e cortesi... poi, piano piano, tutto cambia...
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