Da Termini a via della Lungara: tutte le donne in cui mi sono vista

di Francesca Pedrollo — 6 marzo 2008

Michaela guardava le vetrine a Termini come una bambina di fronte a meraviglie viste per la prima volta. Sono rimasta a osservarla come in un film in cui io, nascosta tra la folla, cercavo di capire le sue emozioni di fronte a queste luci, a questa abbondanza. Appena pensi alle donne dell’Est ti viene in mente la loro dolcezza, come Helena, ucraina,  venti anni, estetista, i suoi occhi sono la malinconia dovuta alla lontananza e allo sradicamento.

 

Ana è stata l’allegria, la positività, i colori e i sapori del Brasile. Ha profumato, con i suoi piatti e la sua eleganza innata, la Casa Internazionale delle Donne, nonostante quel che aveva subito. E allo stessso modo con molte ragazze del centro antiviolenza, notti intere rimanevamo sedute a parlare e a guardarci. Amina girava e girava nel suo sari, l’acido non aveva scalfito la grazia e la bellezza del  volto.

 

Le donne del Nord, invece, anche quando sono in un altro Paese, sembrano sempre stare comodamente a casa, ospiti di riguardo, mai straniere. Corinne passeggiava per Roma come fosse una principessa belga in visita. Provava le emozioni sempre con distacco e controllo, eppure il sospetto era che fosse un vulcano imploso, impegnata più a trattenere che a vivere.

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