Una spesa a Roma: il tempo e la pazienza

di Aurelia Pop — 11 febbraio 2008 — 2 commenti

Guardo nel frigorifero e nella dispensa. Non c’è niente da fare, praticamente non c’è più nulla. Proprio questa domenica che ho degli invitati a cena. Mi vesto ed esco di corsa. Alle 11 arrivo al GS di via Prati Fiscali. Ci sono un sacco di cose, di tutti i tipi, tutte buone a guardarsi. Che cosa scelgo? Entro nel panico. Da noi, in Romania ai tempi di Ceausescu, non c’erano questi grandi supermercati con tutto questo ben di Dio; c’erano gli alimentara, piccoli spacci senza nome e numerati come gli ospedali, le scuole e tutto il resto. Negli alimentara la scelta era limitata a poche cose e la spesa era facile perché essenziale. Ora, in questo supermercato, non conosco neanche il nome di tutta questa roba.

Dopo mezz’ora davanti alle verdure ho scelto solo delle patate, dei pomodori e delle cipolle. Che sono le cose che di solito compravo anche nel mio paese, al mercato comunale. Cambio reparto. Arrivo alla pasta. Non ci posso credere che esista tutto questo assortimento di paste: all’uovo, normale, integrale, di semola dura, e poi al pesto verde, al peperoncino, alla soia, e poi c’è il riso, blu parablu, super fino, già pronto. che follia! Da noi c’era solo il riso e poche altre cose, come la farina e il semolino. Alla fine, delusa, metto nel carrello proprio il riso. Mi sento incapace e arrabbiata con me stessa perché non ho il coraggio di buttarmi in altre scelte. Intanto il tempo passa velocissimo ed io ancora sono all’inizio e con il carrello vuoto. Vado al reparto carni. Anche qui la storia si ripete: pollo intero, a pezzi, a pezzettini, solo cosce, solo petto, solo ali. Vitellone, vitello, vitellino, cinghiale, maiale, agnello e struzzo. Da noi c’erano solo il maiale, il vitello e il pollo con due sole cosce e due ali, qui sembra di essere in paradiso. Guardo l’orologio, sono in ritardo e allora ripiego sul maiale.

Ancora una volta sono le tradizioni che in me mi superano e mi fanno comprare sempre le solite cose. Alla fine, senza volerlo mi ritrovo ad aver comprato tutti gli ingredienti per fare il sarmale, un piatto tipico rumeno, che in italiano equivarrebbe agli involtini di verza ripieni di riso e carne. Sono le 14 e alla fine, dopo 3 ore, esco dal supermercato distrutta. Credo che non sia così difficile cambiare e provare a adattarsi a questo nuovo mondo. Mi serve solo un po’ di tempo e molta pazienza.

Immagini

Commenti

  1. Scritto da Flavio15 febbraio 2008 alle 23:51

    Io ho 31 anni e ancora sto scoprendo verdure nuove... e ci sono nato a Roma. Cardi, porri, puntarelle, agretti, cavolo nero... Fare la spesa, cucinare e mangiare è un lavoro a tempo pieno.

  2. Scritto da Antonio16 febbraio 2008 alle 11:11

    E' sbato mattina, sono le 11 e ho appena finito di fare la spesa: sono stato da Luciano, in frutteria in piazza dei Siculi. Da Mario, in macelleria sulla Tiburtina. Da Costantina che ha un banco del pesche al mercato di San Lorenzo. E tornando a casa,sono passato da Placidi, in salumeria. Con ciascuno di loro ho parlato, scherzato. Scambiato pareri. Non sopporto i supermercati, i centri commerciali. Gli ipermercati.

Scrivi un commento

Anteprima del commento