Prendere il largo, la solitudine, il ritorno e la città
Per chi vive inseguendo l’orizzonte, varcando spesso i confini delle acque territoriali, il legame con la propria città è forte. Ogni volta che torno da un viaggio e trovo un senso unico cambiato, o l’idea di andare a colpo sicuro in un negozio che non c’è più, ho l’impressione di essere un turista nella mia città. Un motivo in più per girarla a piedi. Abituarsi, anche mentalmente, ai grandi spazi, rende facile il parallelismo con la chiusura degli spazi di una città. Perché è vero che tra le strade, non si vede il sole nascere o calare sull’orizzonte, ma l’esplosione di profumi e rumori che può regalare un mercato rionale, una via del centro o una trattoria sono sempre nuove scoperte.
Ora sto preparando Italiansolochallenge, che è il nome della mia campagna oceanica che si concluderà nel 2010 con la partecipazione al giro del mondo in solitario a tappe. C’è un gruppo che da anni lavora con me per questa grande avventura. E anche durante la gara mi sentirò via radio o telefono con il mio team. Quindi solitario, sì, ma come frutto del lavoro e della passione di tanti.
Nelle città moderne, come Roma, è ben più dura la solitudine che vedo in giro. Una solitudine non volontaria come la mia, ma generata dall’indifferenza, dalla superficialità e dall’ignoranza di tanti. Per quanto siamo bravi a parlare o a mandare dati in tempo reale ad un amico in Australia, stiamo perdendo l’abitudine a dialogare con il vicino di casa, o con qualunque nostro prossimo. Difficile dire se è più grande il passo avanti che abbiamo fatto nell’essere informatizzati e capaci di dialogare con tutto il mondo, o quello che abbiamo fatto indietro in termini di chiusura mentale.
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Commenti
Scritto da Isabella — 11 febbraio 2008 alle 14:35
Da solo intorno al mondo?? che coraggio! e che romantico...!!
Comunque hai ragione...la solitudine vera è nelle città...tu la scegli, molti purtroppo la subiscono....
In bocca al lupo!!
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