Parigi-Roma: i giochi di prestigio
Amici italiani mi chiedono del nostro prestigio oltralpe... Alle sette di sera nel II arrondissement, Fucxia, catena di enoteche nostrana, è piena. Solita fila anche davanti a Amorino, mentre la rue de Petits Champs ti solletica gli occhi di prodotti italiani dai prezzi inavvicinabili.
Vetrine a parte, a fine gennaio Le Monde ci definisce: “Un pays immobile et divisé, alors que le reste du monde a changé” e qualche giorno dopo: “La compétitivité de l'Italie s'est effondrée depuis cinq ans”. Liberation termina l'analisi sulla nostra crisi di governo con: “Ce pays est réellement à la dérive”. Del prestigio dell'Italia di oggi è meglio non chiedere. Quello di ieri? L’emittente France5 il 9 febbraio trasmette il documentario di E. Amara sul caso Moro. Pieczeik, “esperto psicologico” inviato da Carter in sostegno della cellula segreta presso Cossiga, dichiara che Moro fu tenuto in vita per riprendere il controllo dei servizi segreti e che s'interruppe la finzione delle trattative per paura che potesse rivelare dei segreti di Stato. Cossiga, intervistato a seguire, conferma e commenta che la sua coscienza di uomo di Stato è a posto, meno quella di cattolico ma son questioni che si risolvono a tu per tu con Dio. Sconcerto dei francesi davanti allo schermo.
Alle sette di sera nel II arrondissement forse è meglio tornare a guardare i negozi. Eppure, altre domande rimbalzano da una vetrina all'altra: perché, con la profonda crisi che la Francia sta attraversando, gli italiani si preoccupano tanto del proprio prestigio qui e i francesi per nulla del loro da noi? Com'è che la loro immagine è quasi intonsa? Prestigio o prestidigitazione? Agli amici che chiedono mi verrebbe da dire che il prestigio si manifesta meno nel giudizio degli altri e più nell'esercizio del proprio.
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Commenti
Scritto da Manuela — 19 febbraio 2008 alle 15:08
Tanti auguri per l'inizio di quest'attesa (almeno da me!) rubrica!
Scritto da alma — 8 marzo 2009 alle 17:20
Bravi!Auguri!
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