Mamma Roma e il Piano Regolatore
E così, senza suscitare tanti clamori, è stata archiviata anche l’approvazione del Piano Regolatore. E dire che l’ultimo risaliva al 1962. Prevedeva un’enorme espansione della capitale e disegnava una città da 5 milioni di abitanti. Il 1962 è pure l’anno in cui Pasolini presenta al pubblico della XXIII Mostra del Cinema di Venezia Mamma Roma. La prima immagine che viene in mente è quella di Anna Magnani che ride a squarciagola. È felice. Sullo sfondo c’è la periferia romana: assolata, desertica, pericolante, contorta, perennemente in costruzione. Immagine acuta e spietata che prelude le operazioni speculative di quella classe di proprietari fondiari che di lì a qualche anno avrebbero fatto la loro fortuna investendo nel mattone.
Mamma Roma continua a ridere e guarda il figlio Ettore, fiera di essere riuscita a realizzare il suo sogno: trasferirsi dal popoloso quartiere di Casalbertone a Cinecittà. Non sa che, quaranta anni dopo, molti romani decideranno di andare a vivere fuori dalla corona metropolitana. Stanchi di farsi largo a gomitate, senza guardarsi in faccia, o di rimanere bloccati nel traffico. Ma il cinema e la televisione non sembrano accorgersene, restituendoci un’immagine distorta della città limitata per lo più alle vie e le piazze del quartiere Prati.
La periferia, dunque. E’ cambiata. Non è più quella di Mamma Roma. Ce n’è per tutte le tasche e per ogni tipologia di mutuo. Villini a schiera, con giardino e terrazzo, magari con la piscina. Oppure semplicemente palazzacci in serie, costruiti con i mattoni della Lego. I più fortunati, con l’arrivo del nuovo Piano Regolatore, avranno pure la metro C. Molti di loro preferirebbero il centro, se fosse pulito, ordinato, comodo, economico, solidale. Se fosse facile trovare un parcheggio e uscire la sera, senza sentirsi a Disneyland. Meglio allora la periferia, colorata, fresca di cemento. Decrepita o moderna. Consapevoli che ovunque si viva, l’importante è non degradarsi dentro.
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Commenti
Scritto da Mahvash Alemi — 29 febbraio 2008 alle 11:37
Bell'articolo. E' vero che la periferia è cambiata. Sarà la risata di Anna Magnani o il Bianco e Nero, ma quella periferia nel nostro immaginario era meglio di quelle di oggi. Era ancora Roma. Anche queste foto sembrano belle, con i pini le rovine, l'andare in macchina. Ma la conosciamo poco. Sono andata un giorno a vedere la chiesa di Meier nella periferia. Non sapevo bene l'indirizzo e quindi per strada mi fermavo e chiedevo ai ragazzi, con la paura di sentirmi dire. Cosa? Invece con grande orgoglio per il loro monumento mi ci hanno condotto. Non me l'aspettavo. Comunque a parte questa eccezione credo che hai ragione il Cinema non tratta più la periferia che è poi la vera Roma in quanto tre volte quello che noi chiamiamo Roma. Ed è forse più brutta, sicuramente più brutta di queste foto.
Scritto da mario — 11 dicembre 2008 alle 19:07
Venite a vedere quella periferia che è oltre il raccordo,fresca di cemento, priva di servizi essenziali,e con grandi centri commerciali che creano un traffico impossibile e mefitico.
Venite a vedere quella periferia del decimo municipio,dove nessun appunto è stato speso neppure sul vostro sito,perchè troppo anonima,troppo squallida,troppo insignificante e dannatamente desolante nel caos di lamiere fugaci che ti immobilizzano la vita.
Questo è solo l'inizio quando il tutto sarà ultimato diventerà la fine.
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