La Nuvola di Fuksas, il giallo dei tigli e l’architettura che non grava
In questa mattina di novembre, il nuovo Palazzo dei Congressi è ancora invisibile. In questo poligono delimitato dalle linee tracciate da viale Europa, via Cristoforo Colombo, viale Asia e viale Shakespeare, la Nuvola dell’architetto romano Massimiliano Fuksas, è ancora solo un pensiero. In questa spianata vuota, non si può che provare a immaginare quell’edificio che nel corpo porterà una struttura dalla forma di nuvola che verrà sistemata in una teca d’acciaio e vetro. In questa mattina d'autunno, in questa arena da edificare, si intravedono marciapiedi rotti, terra smossa di fresco e le tracce di un parcheggio decaduto da tempo. Ai confini e nel centro di questa distesa mesta, si vedono alcuni tigli e dei platani. Nell’aria fresca, si sente il canto di qualche uccello nascosto e il rumore di poche vetture che fuggono via lungo via Cristoforo Colombo.
L’edificio verrà costruito. I primi ad accorgersene sono i platani – quasi trenta – e i tigli – più di cento – che da qui se ne devono andare. Tigli e platani che verranno trasportati nel Parco Campanile, alla Cecchignola, e nel Parco dei Cedri a Spinaceto. Per prepararli al viaggio, per un più agevole trasporto, gli alberi sono stati privati dei rami e delle foglie che in questa stagione sono di un intenso giallo bruciato. Questi tigli, che sono stati piantati qui negli anni ’50 del secolo scorso, saranno portati via con tutte le radici e potranno, se tutto va bene, continuare a vivere altrove. Forse anche meglio. In questa mattina di novembre il nuovo edificio traslucido che, secondo le migliori intenzioni di Fuksas, sarà pronto per il 2010 non si può che provare a tirarlo giù dal cielo dei pensieri. Nei prossimi mesi ci saranno escavatrici che apriranno voragini, saranno deposti materiali che daranno forma a un poliedro alto poco meno di quaranta metri e che conterrà un parcheggio interrato, innumerevoli sale meeting e anche un albergo.
All’alba di questa mattina di novembre, un aereo ha attraversato il cielo lasciando dietro di sé una striscia di condensa. Nel giro di qualche minuto quella costruzione effimera si è gonfiata, espansa, attorcigliata, avvitata, allentata e poi, al confine del giorno, si è lasciata dissolvere nell’azzurro. Non ha richiesto traslochi, non ha indetto appalti e non ha visto lasciare macerie dietro di sé. Sarebbe utile se, davanti a questa prova di edificazione effimera, ciascun architetto, compreso Fuksas, si fermasse un poco a pensare. Nel caso, non sarebbe difficile immaginare l'invidia che proverebbe per l’architettura del cielo dove ciascuna cosa accade senza gravare.
- Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)
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Commenti
Scritto da Ing. Francesco P. Macchia — 27 novembre 2007 alle 19:36
Sono residente all'Eur e voglio scrivere qualcosa sul Nuovo Centro Congressi di M. Fuksas:
non ho mai sentito dire da nessun abitante di Roma che servisse un enorme centro congressi a V.le Europa, ma ho sempre sentito dire dagli abitanti del quartiere che la zona di 27.000 mq doveva essere ripristinata con opere di pubblica utilità;
non ho mai sentito dire che l'urbanistica originaria dell'Eur, ed in particolare di V.le Europa con la simmetria delle file di alberi disposte ai lati, dovesse essere stravolta per fare posto ad uno scatolone di ferro, vetro e cemento che toglierà il verde, oscurerà la vista del cielo e congestionerà ancora di più una zona così duramente provata dai tanti uffici;
non ho mai sentito dire che un Ente statale, con partecipazione del Ministero dell'Economia e del Comune di Roma, può impunemente scegliere di edificare, con soldi pubblici, un'opera tanto inutile e controversa;
non ho mai sentito o letto alcuna notizia circa l'ecosostenibilità di questa struttura, o sul piano di rientro economico per un'opera tanto demenziale;
non ho mai visto, infine, nessuna democrazia così falsa da mascherare speculazioni tanto goffe come opere di pubblica utilità.
Un cittadino scandalizzato ed indignato
Ing. Francesco P. Macchia
Scritto da Federico — 28 novembre 2007 alle 17:44
caro francesco, l'antica grecia aveva al centro della propria civiltà uno spazio "vuoto". Al centro di quella civiltà che osò dare vita alla democrazia, c'era l'agorà: una grande piazza. All'opposto le nostre città sembrano non pensare ad altro che a riempire spazi. A fare scomparire "vuoti"... Mi piacerebbe davvero una città in cui si cominciasse a pensare a sottrarre, a smontare, a disedificare...
Scritto da talentiblog — 30 novembre 2007 alle 16:42
Egr. Ing. Francesco, mi permetto di chiamarla per nome in via confidenziale come si addice a due amichevoli conversatori, e lo faccio per affiancarmi al suo disappunto quale residente e ancor più accorto tecnico. Lei ha perfettamente ragione ma tutto ciò dobbiamo leggerlo negli anni trascorsi quando un suo collega, l'Ing. Cuccia, fù nominato ( per i suoi meriti in campagna elettorale in favore della lista civica pro Rutelli del quale fù motore e promotore) AD dell'Acea, e che oggi ritroviamo ad occuparsi delle faccende del'eur nella qualità di Presidente dell'ente Eur. Si caro Ingegnere c'è un disegno dietro questi stravolgimenti e non è un disegno artistico purtroppo.Non si rassegni.
Scritto da redazione — 1 dicembre 2007 alle 17:53
Marc Augé, antropologo francese: "Nei cantieri urbani, l'evidenza del troppo-pieno è sfumata, foderata (come si foderano gli abiti) dal mistero del vuoto. Il fascino dei cantieri, dei terreni incolti in attesa, ha sedotto cineasti, romanzieri, poeti. Ciò deriva dal suo anacronismo, mi sembra. Contro l'evidenza, esso mette in scena l'incertezza. Contro il presente, sottolinea la presenza ancora palpabile di un passato perduto, e al tempo stesso l'imminenza incerta di ciò che può accadere: la possibilità di un istante raro, fragile, effimero che sfugga all'arroganza del presente e all'evidenza del "già qui". I cantieri sono - magari a costo di un'illusione - spazi poetici in senso etimologico: ci si può fare qualcosa; la loro incompiutezza ha qualcosa della promessa".
Scritto da noir desir — 23 febbraio 2008 alle 19:20
c'è cosa più inutile dell'ennesimo centro convegni a roma? ce ne sono già tanti e tanti sono i soldi che portano via. E poi all'EUR? Area già piena, sviluppata e anche spesso congestionata dove è gia presente il palazzo congressi di Adalberto Libera. Se propio avete bisogno dei soldi degli appalti la nuvola andatela a costruire a laurentino 38 al posto del fatiscente e degradato parco centrale che mai ha funzionato e mai funzionerà per mancanza di attività. Oppure a val melaina, al posto di quelle terre incolte che non sono nè campagna nè verde pubblico. Weber nel 1909 teorizzava allocazioni migliori di quelle attuali, Alonso (che non è il noto pilota di formula 1) ci dimostra quanto sia controproducente per il sitema economico la ricerca all'accaparramento di terreni centrali e già sviluupati, in aree di mercato sature e che si sovrappongono. Forse l'unica concorrenza che possiamo opporre all'industrializzazione dei PVS è farli incontrare tutti dentro una nuvola. Ma ora divago troppo. Per pensare a cosa più concrete, pensiamo all'auditorium il quale nonostante l'enorme sucesso e i prezzi da divi della cultura riesce ad autofinanziarsi per il 60%. Beh il restante lo paghiamo noi, anche se non posso permettermi di andarci.
Scritto da Maurizio — 20 maggio 2008 alle 22:00
Ma che ce ne frega a noi di questa nubola? Penso sia più urgente e necessario rifare le strade che sono piene di buche e dossi sopratutto in via Laurentina che è impraticabile. Sarebbe più utile fare delle piste ciclebili o mettere delle metro che passino anche la notte visto che siamo l'unico paese in Europa con mezzi pubblici da terzo mondo. Io non sono ne un ingegnere ne un politico ma penso che questi soldi pubblici li utiizzerei molto meglio di loro e credo che tutti i romani la pensino come me.
Scritto da Federico — 14 febbraio 2009 alle 16:08
Si la nuvola di acciaio... dal peso di migliaia di tonnellate posso immaginare quanto assomiglierà ad una nuvola.. la colpa è di chi ancora lo reputa un architetto capace di grandi creazioni come l'ingresso alla grotta di Niaux: purtroppo quel Fuksas non esiste più, i soldi e lo star system gli hanno dato alla testa...
Scritto da piero visconti — 15 maggio 2010 alle 12:53
fuksas è come picasso che è diventato famoso perchè era comunista 'bastavano quattro sgorbi che si gridava al miracolo,oggi basterebbe realizzare uno dei tanti disegni dei bambini dell'asilo per fare meglio di fuksas,
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