L'allarme, la vita nei colori del Tevere

di Antonio Carbone — 19 novembre 2007 — 3 commenti

Qui sotto il traffico a malapena si avverte. Persino il suono della sirena dell’autoambulanza arriva ovattato. Nulla pare disturbare la tranquillità delle anatre che poi si allontanano, allarmate dal rumore dei passi.  E’ mattino presto e in cielo le nuvole lasciano filtrare la luce quel tanto che basta per dare alle cose una tonalità metallica e livida. Non c’è ancora nessuno a quest’ora. A galla sull’acqua, le solite cose: una tanica di plastica, diverse bottiglie e lattine vuote.  Il lento fluttuare delle alghe e delle foglie. A pochi metri un pontile arrugginito, in parte ancora coperto da una vernice blu cobalto, ricorda la campitura di un quadro in acrilico.  

Ci sono giorni in cui vagando anche per i luoghi più familiari si ha la sensazione di essere altrove. Quando accade ci si sente come i due protagonisti del film di Tarkovskij, Stalker. Si tratta di uno scrittore ed uno scienziato che si affidano a una guida, uno Stalker appunto, per entrare nella Zona. Un territorio che è stato trasformato, nonostante la sua apparente normalità. «La Zona come ogni altra cosa nei miei film - avrà modo di spiegare Tarkovskij (Scolpire il tempo, 1995) - non simboleggia nulla. La Zona è la vita.»  

Ora che il sole è finalmente riuscito a forare le nuvole, l’aria comincia a riscaldarsi e con l’aria anche i colori. Si rianimano le cose perdendo in fretta il loro aspetto più perturbante. Improvvisamente si è di nuovo sull’argine del Tevere, nel centro di Roma. Lo stato d’emergenza dal quale, fino a un istante prima ci si è sentiti raggelati, è finito. Ora è possibile allentare la presa e tornare a casa senza la paura di un incontro spiacevole.

Immagini

Commenti

  1. Scritto da Andrea22 novembre 2007 alle 10:42

    Mi piacciono molto i ritratti astratti della superficie del Tevere e anche l'idea della vita parallela del fiume che scorre a poca distanza dalla Roma "normale"

  2. Scritto da francesca19 marzo 2009 alle 02:52

    che meraviglia! una "zona" davvero da scoprire...

  3. Scritto da Antonio19 marzo 2009 alle 12:35

    Soprattutto adesso che dopo la piena del Tevere tra i rami degli alberi ci trovi di tutto. Ci ho visto anche un sacco a pelo. Ti sembra di essere nel deserto dei dintorni di qualche villaggio. Anche lì gli alberi, per lo più acacie, sono sommerse dalle buste di plastica.

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