La sua Africa

di Federico Pace — 15 ottobre 2007 — 7 commenti

Ora non c’è più nulla a separarlo dalla carica di segretario del Partito democratico. Ora non c’è più nulla a separarlo dall’ennesimo ritorno alla politica nazionale. Ora non c’è più nulla a separarlo dalla definitiva affermazione. Ora non c’è più nulla a tentarlo. Ora non c’è più alcuna identità dietro cui celarsi. Ora non c’è più alcun altro impegno o missione che gli possa far pensare di lasciare la politica e il potere.

Non conta neppure più quello che aveva detto un tempo. Non conta neppure più quella sua promessa vaga. Quel suo pensiero che ci aveva gettato davanti per dare al suo profilo un che di ieratico. Non conta neppure più quella sua promessa. Veltroni è sempre stato un uomo di potere. Ed ora lo sarà ancora di più. Per lungo tempo ci ha voluto far credere di essere Falstaff ma invece non è altri che Hal, l’amico che tradisce Falstaff e lo abbandona per farsi incoronare Enrico V. Non conta se noi preferiamo Falstaff. Non conta se noi preferiamo “l’arguzia e la libertà”. Hal-EnricoV-Veltroni preferisce il potere. Lo sapevamo.

Albert Camus quando andò in Brasile per una serie di conferenze passò davanti alla sua Africa, la terra dove era nato. Nella notte in cui fece scalo a Dakar e sentì l’odore di miseria e di abbandono, riportò nel suo diario due aggettivi per quella terra d’origine: “triste e corrotta”. Walter Veltroni ce l’ha fatta. L’Italia che si sogna di “sinistra e democratica” è sua. Ora questa sarà la sua Africa.

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Commenti

  1. Scritto da Francesca15 ottobre 2007 alle 16:59

    Grande, soprattutto la chiusura mi sembra riassumere il triste senso dui queste primarie.

  2. Scritto da Federico15 ottobre 2007 alle 18:51

    ciao francesca, le tue vistite sono sempre "generose"... qui si aspetta sempre un tuo intervento... a presto...fede

  3. Scritto da RomaCogitans17 ottobre 2007 alle 08:57

    Splendido articolo

  4. Scritto da Alessandra17 ottobre 2007 alle 17:10

    Veltroni non è certo Al Gore!

  5. Scritto da Federico17 ottobre 2007 alle 19:41

    Ringrazio RomaCogitans. Per Alessandra: hai ragione. Al Gore proprio oggi ha ribadito che non ha alcuna intenzione di candidarsi per le presidenziali Usa...

  6. Scritto da Redazione17 ottobre 2007 alle 21:47

    A proposito di Al Gore, così scriveva Barbara Spinelli domenica scorsa su La Stampa: "Le verità scomode, che sono divenute l'emblema di Al Gore, possono essere dette solo allontanandosi da questi centri di potere (politici, mediatici) e riparando nelle terre del web. Senza quest'altra patria, estesa alla Terra, la sua influenza non sarebbe cresciuta fino a fare di lui un mito. (...) Al Gore restituisce alla politica il primato che sta perdendo, reinventandola e riempendo un vuoto come fece la socialdemocrazia nella seconda parte del XX secolo. In un primo tempo, il '900 fu letale perché il conflitto fra mercato e democrazia era stato sottovalutato, e vinsero dottrine che fecero tesoro del risentimento e della paura nati dal conflitto. Oggi siamo a un bivio simile, e non a caso Al Gore cita quel che Churchill disse nel '36: Il periodo dei rinvii e delle mezze misure è finito. Adesso inizia il periodo delle conseguenze. E ancora: Questo è un momento morale. Quando viene meno la visione, la gente perisce."

  7. Scritto da flavio14 novembre 2007 alle 20:53

    Veltroni sarà pure un uomo di potere, l'importante è che si levi dalla poltrona da sindaco e vada a friggere aria come i suoi colleghi politici e lasci l'incarico a qualcuno che voglia fare qualcosa per questa città allo sbando.

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