La notte bianca e le anime morte di Gogol’

di Antonio Carbone — 9 settembre 2007 — 3 commenti

A villa Borghese ieri alle sei del pomeriggio era già tutto pronto per il solito rituale dell’alba al Pincio. Si trattava solo di aspettare dodici ore. Un tempo, di solito infinito, che molti invece hanno trascorso insonni in giro per la città. A tratti già si vedevano torme di ragazzi che lentamente raggiungevano il centro con lo stesso  incedere che hanno i tifosi quando si recano allo stadio.  

Forse è questo il messaggio che si vuol far passare con la notte bianca: trasformare tutti in una massa indistinta di “anime morte” a prescindere dall’età. Tenere sempre accesa la luce. Come negli allevamenti dei polli in batteria per far sì che non smettano mai di mangiare. Altrimenti non spiega questo scialo. Questa  abbuffata ingorda di eventi e di spettacoli. Tutto in nome del consumo. Dell’intrattenimento. E’ l’edonismo veltroniano dicono i più critici. 

Quando invece ci sarebbe tanto da imparare da questa luce meridiana. Villa Borghese è uno dei luoghi migliori per prendere lezione di tramonto. Per far sì che quando giunge, la notte non ci sorprenda. Un pensiero, un proposito per il giorno dopo o solo un’emozione. Ma si sa che, di questi tempi, persino camminare da soli è visto con sospetto. La singolarità è sovversiva.      

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Commenti

  1. Scritto da giovanni 5 ottobre 2007 alle 13:14

    Max Stirner...

  2. Scritto da Antonio 6 ottobre 2007 alle 19:44

    Potresti essere un po' meno criptico?

  3. Scritto da Antonio 6 ottobre 2007 alle 19:45

    Potresti essere un po' meno criptico?

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