Il morso del serpente d’acciaio

di Federico Pace — 17 settembre 2007 — 2 commenti

C’è una specie di lungo serpente fatto di acciaio e fumi tossici che attraversa la città. Un’infinita fila grigiometallizata che, senza requie, snoda il suo corpo pesante e ingombrante tra le strette vie urbane. Un animale che si muove ad un ritmo lento, sbuffa e lascia i suoi detriti. Dal mattino fino a tarda sera. Un metallico rettile che porta dentro di sé uomini stanchi e donne solitarie. 

A Roma le automobili sono quasi due milioni. Per ogni cento abitanti ce ne sono quasi ottanta. A Londra e a Tokyo, ce ne sono molte meno (poco più di trenta). Questa specie di invincibile anaconda inquina, sparge veleni, porta sempre più in alto la concentrazione mortifera delle polveri sottili.   

Qualcuno prova a liberarsi dalla stretta di questo pitone d’acciaio. Nonostante tutto, attraversa a piedi gli spazi urbani. Qualcun altro, come se potesse farcela da solo, spinge i piedi sopra i pedali di una bicicletta. Altri, i più coraggiosi, salgono sui mezzi pubblici. Intanto il serpente, sotto gli occhi sonnecchianti dei pochi che potrebbero assestargli dei colpi letali, continua a stringere la sua presa. Ogni giorno di più.

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Commenti

  1. Scritto da Fabrizio19 settembre 2007 alle 10:12

    La volontà di cambiare dovrebbe venire sia da parte dei cittadini che hanno la fortuna di lavorare a pochi chilometri da casa, rinunciando all'auto a favore di un mezzo ecologico, sia da parte di chi governa, favorendo la decentralizzazione degli uffici, il lavoro da casa e installando dove scarseggiano, come qui a Roma, colonnine di ricarica per veicoli elettrici.

  2. Scritto da Antonio19 settembre 2007 alle 13:02

    Oggi ho rinunciato alla bicicletta per andare al lavoro. Il serpente d'acciaio mi faceva troppa paura...

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