Ostia, il lungomare e i pescatori pomeridiani

di Federico Pace — 29 agosto 2007 — 1 commenti

Quando si arriva sul lungomare, si vede l’orizzonte e si prova un po’ di sollievo. La distesa d’acqua appare come un gigante silenzioso e stanco. Un infinito animale dalle mille sembianze. Il conforto maggiore arriva quando lo sguardo si perde lontano, per quello che non si vede o appena si intuisce: una vela o i riflessi sulle onde. Verso terra invece ci sono dei bassi cespugli ingrigiti. Il marciapiede ha bisogno di manutenzione. Le case prima basse, poi con sempre più piani, man mano che si procede verso nord e il centro. Tutte mostrano i loro volti fatiscenti. La vernice stinta, i balconi incerti e le finestre serrate. Il sole retrocede dietro la cortina di un cielo grigio. 

undefined

Pare che a Ostia sia accaduto qualcosa che l’ha svuotata delle forme di vita. Un’epidemia. Una guerra combattuta tantissimi anni fa. Poche le persone che camminano lungo il mare. Si intravedono al di là del parapetto due donne che stancamente si chinano sulla battigia per prendere una conchiglia.  Sembra la provincia remota che un re distratto ha dimenticato di possedere alla periferia del suo ampio regno.

Sul pontile degli uomini stanno vicini gli uni agli altri. Hanno portato con sé delle canne da pesca. Gettano l’amo e qualche volta tirano su dei pescetti bianchi che si dibattono per un po’ prima di farsi infilare nelle buste di plastica. Scambiano delle battute tra loro e guardano lontano. Si direbbero, questi macilenti pescatori pomeridiani, gli ultimi abitanti e amministratori di una città perduta e negata. 

Immagini

Commenti

  1. Scritto da Caterina 5 settembre 2007 alle 21:38

    รจ finita l'estate, malinconia e isolamento. Anche a me hanno sempre emozionato quelle case sul lungomare di Ostia, lasciate andare al loro destino.

Scrivi un commento

Anteprima del commento