Il fiume e il confine

di Federico Pace — 9 agosto 2007 — 2 commenti

Queste sere non si riesce a stare in casa. Una specie di febbre fa muovere i piedi. Non è molto caldo e la città non è vuota come gli altri anni. Ma quando la luce del giorno comincia a incenerirsi non si riesce proprio a rimanere tra quattro mura. A quest'ora all’Isola Tiberina, là dove il Tevere, quasi in secca, si separa in due lingue, aprono i primi locali. I tavoli sono ancora quasi tutti vuoti. Ci sono stesi in terra dei teli rossi. Sopra, dei cuscini colorati. Le coppie vengono qui a bersi un aperitivo, a parlare un poco. Qualcuno, da solo, sta sdraiato a leggere un libro.  

Quando si sta qui sotto, proprio sulla punta, dove si trova l’Ospedale Fatebenefratelli, ci si accorge che sul lato destro della corrente del fiume, quello attraversato da Ponte Cestio, la sponda è piena di bancarelle, stand e negozi. Si vedono mille lucine colorate. La lingua del fiume, su questa sponda procede lenta. Dall’altra parte, poco prima che il fiume passi sotto a Ponte Fabricio, c’è un piccolo dislivello che ne accelera il corso. Su questa costa non c’è nessun venditore. Bottiglie vuote, un pallone e altri contenitori di plastica si dibattono nell’acqua. Lì, proprio di fronte alla fila di negozi e lucine, qualcuno si prepara per la notte. In lontanza, contro la luce del sole che scende ancora, danno l’idea di primati a cui nessuno ha offerto un altro modo per stare sul pianeta. 

Più in alto, sui ponti, le persone, gli autobus e le macchine continuano a passare. Di nulla sembrano accorgersi. Lassù, nel cielo, un gabbiano attraversa l'azzuro. Qualcuno dal ponte scatta qualche foto di fronte alla luce che si spegne. Qua sotto, il fiume, proprio nel centro di Roma, è ancora un confine che tiene separati.  

Immagini

Commenti

  1. Scritto da saradacci@libero.it17 agosto 2007 alle 21:13

    L' Isola Tiberina con la grandissima suggestione offerta dal Tevere ,con la luce calda che preannuncia una bella sera d' estate sono l' asse comune che unisce chi da un lato si diverte e passeggia tra bancarelle e chi per scelta o
    necessita' divide con cartoni e stracci eedie rovesciate l' altra sponda del fiume.
    Per fortuna , la natura e' capace di regalare a tutti con estrema democrazia la propria bellezza.
    Mi viene in mente i ragazzi di via Panisperna di Gianni Amelio dove uno dei protagonisti mangiava in un' osteria all'
    aperto di questa zona con a fianco qualche barbone che pranzava nel tavolo a fianco a lui,perche' all' epoca vi era una
    sorta di mancia lasciata dai clienti che lasciava alle persone piu' povere la facolta' di soddisfare un bisogno primario cioe' nutrirsi e fatto non secondario di poter stare e condividere gli stessi tavoli, gli stessi spazi delle persone piu' abbienti.
    Mi e' capitato di viaggiare per il mondo ma un posto ,osteria con quello spirito non l' ho ancora vista, ma capitera' forse di imbattermici probabilmente in I'India ove alcune magie sono ancora possibili!
    Colgo il momento e faccio i complimenti alla redazione per il modo e i contenuti affrontati nel vostro magazine, molto vero e diretto!
    un sentito saluto Sara

  2. Scritto da federico18 agosto 2007 alle 16:44

    ciao sara, spero proprio che tu possa trovare pure a Roma qualche tavolo o Osteria di quel genere. Girando a piedi si trovano cose che non ci si aspetterebbe mai. Se ti capiterà, avvertici. Grazie per i tuoi complimenti, ma anche per i commenti e la tua partecipazione... torna a trovarci, prima di partire per l'India!

Scrivi un commento

Anteprima del commento