Il solstizio d’estate e il cielo sopra Roma

di Federico Pace — 20 giugno 2007

Anche domani il cielo sarà sereno. La temperatura, dicono le previsioni, arriverà al massimo a 32 gradi. Il sole sorgerà alle 5 e 36 e tramonterà alle 20 e 47. Quindici ore di luce. E’ il solstizio d’estate. Il giorno in cui l’emisfero nord della terra mostra tutto il suo volto al sole. Ryszard Kapuscinski, il reporter e scrittore polacco che ha portato i suoi piedi nei luoghi più disparati del mondo, diceva di non avere mai veduto una città luminosa come Roma.

Se qualcuno cerca il carattere di una città, è probabile che lo troverà - oltre che negli edifici, nelle strade, nelle persone e negli odori - anche in quello spazio precario che s’agita sopra di noi. In quella rifrazione d’azzurro che nasce dall’incontro tra i raggi del sole e l’atmosfera.

Al mattino, quella distesa, pare una lastra piatta o un esile foglio di carta colorata di un tenue celeste. Pian piano poi, con il passare delle ore, mentre la terra s'impegna a compiere il giro quotidiano, pare che quel cielo si addensi di cose e pensieri, di vita e di molte altre cose. E, mentre si resta come avi di se stessi a guardare meravigliati, è quasi come se diventasse, quello spazio incerto, ancora più popolato del minuto mondo da dove lo osserviamo. Dai cirri si passa ai cumuli e poi ai cumulo-nembi. Pare tutto un agitarsi di riflessi e colori. E al crepuscolo, il mondo di lassù pare svelare, per un solo istante, un frammento del segreto che l’universo tiene chiuso in qualche spazio inaccessibile.

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