Il Pigneto, l’esperimento e la preda

di Monica Pietrangeli — 5 giugno 2007 — 3 commenti

Alla biblioteca del Pigneto è stata inaugurata da pochi giorni la sezione in lingua cinese. Contiene libri dai classici ai romanzi contemporanei che sono a disposizione dei componenti della comunità cinese. Al Pigneto l’esperimento della convivenza appare possibile. Le terze generazioni delle popolazioni che qui hanno preso dimora, si mescolano con gli adolescenti e i bambini di famiglie italiane che un tempo erano composte da operai e ferrovieri. Si aggirano in piccole bande, nell’aspetto ricordano i giovani delle banlieues parigine. Chiedono anche loro un futuro.

Il quartiere è perlopiù un luogo di abitazioni minute costruite in un periodo in cui la mancanza di un piano regolatore produceva ancora una spontaneità architettonica gentile. Una piccola isola pedonale e un mercato gli donano l’aspetto e l’aria del paese. Di un territorio raccolto ma aperto. Visi conosciuti, sguardi e idiomi tornano a popolare gli attraversamenti quotidiani.  

Ma questo esperimento spontaneo di comunità, pure pieno di contraddizioni esasperate - illeggibili a chi si avvicini con i teoremi consueti della paura e della sicurezza – è divenuto preda della voracità del mercato immobiliare. Le agenzie sono nate come funghi ad ogni angolo di strada. Vinerie, ristoranti e pub.  C’è da chiedersi quanta vita resti ancora a questo angolo di Roma. Se riuscirà o meno a resistere all’inevitabile trasformazione sociale che porta con sé l’aumento degli affitti e l’arrivo in massa dei consumatori dell’esotico e del nuovo. 

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Commenti

  1. Scritto da vincenzo 7 giugno 2007 alle 18:26

    se bastassero i libri in lingua cinese per costruire una convivenza pacifica e serena gli stampatori avrebbero il potere nelle loro mani più che in un convento nel 1400. in realtà i libri li leggono in pochi, mentre a mangiare ci sono tutti. se i libri fossero commestibili il problema sarebbe presto risolto. quanto al pigneto appena Benigni si sarà comprato tutto e avrà affittato a sceneggiatori, registi, artisti vari allora faranno bagagli e si sposteranno altrove fuori dal centro, fino a quando le periferie delle città espandendosi si congiungeranno e saremo assediati, stretti nelle nostre case sicure e azionare l'antifurto non sarà più la soluzione a niente

  2. Scritto da Maurizio15 settembre 2007 alle 12:00

    Esistono dei processi incotrovertibili che determinano situazioni critiche o instabili, questo è il Pigneto. Nessuno preconcettualemte respinge arabi americolatini extracomunitari, o poveri in genere, ma assistere ad un degrado lento persistente, legato a questioni culturali o sociali in genere vi assicuro non è piacevole.
    Scendere dalla macchina e trovarsi dinnanzi un tizio che piscia addosso ad un albero perchè non sa dove altro farlo, provoca un forte senso di disgusto rabbia che difficilmete si placa con le chiacchere.
    Magari si comprasse tutto Benigni o Costanzo o altri a me interessa vivere e lasciar vivere tutti in maniera tranquilla, dei problemi sociali o economici se ne occupino i politici se ne sono capaci.

  3. Scritto da Silvia Marzi11 gennaio 2008 alle 02:38

    Sarebbe interessante conoscere che tipo di concetto di sicurezza pubblica abbiano le persone che irridono al bisogno di sicurezza delle cittadine e dei cittadini di una grande città, come di una città di medie o piccole dimensioni. Non si tratta di una provocazione la mia ingenua eppure non banale domanda, piuttosto essa implica una riflessione rapida sull' errata idea che, a mio parere, è diffusa in molta cultura politica italiana, e mi riferisco in particolare alla concezione vetero fascista di ordine pubblico che resiste tutt' ora come paradigma di spiegazione di qualsiasi intervento del potere pubblico sul territorio del Paese. Tutto ciò potrebbe apparire curioso se si ignorasse la latitanza delle istituzioni in molte aree di propria pertinenza, non ultima quella della tutela della sicurezza personale e collettiva della cittadinanza. Se è vero che il termine sicurezza contiene in sé molteplici significati, non per questo si può ritenere il giusto diritto di tutela fisica e non delle persone un diritto minore o adddirittura un non mai dimostrato teorema della paura e della sicurezza. Al di là dei facili slogans e dei ragionamenti non sempre rigorosi sul piano della logica, il fenomeno dell' immigrazione necessita certamente di una lettura più aderente ai problemi concreti della convivenza civile e laddove vengano rilevate le opportunità di un incontro con l'Altro sia dia spazio in egual misura, con coraggio ed equilibrio, anche ai nodi problematici che questo incontroi -fino, a volte, diventare scontro- produce. Il futuro si costruisce attraverso il reciproco rispetto, dunque in primis con il rispetto della legalità (che in teoria coincide con la difesa della parte più debole e se così non è nella pratica dovremmo tentare di affermarlo), e per quanto sia un tentativo onorevole quello dell' integrazione mediante la fruizione di testi in diverse lingue, forse ci si dovrebbe aspettare e pretendere di più per giustificare un sentimento di autentico ottimismo.

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