Morire a Termini
In una ipotetica classifica delle zone a rischio della città, la stazione Termini probabilmente non occuperebbe uno degli ultimi posti. Anche se non è priva di insidie. Presenta una sua popolazione stanziale all’interno della quale è difficile distinguere chi ha bisogno d’aiuto da chi invece simula una necessità. Ma la sensazione che si ha attraversando la galleria e persino i lunghi corridoi che portano alla metropolitana non è di pericolo. O almeno non diverso da quello avvertito altrove.
Avrà pensato questo Vanessa Russo, giovedì scorso, raggiungendola da Tiburtina con l’intenzione poi di avviarsi a piedi verso il posto di lavoro. Se ne vedono tante, ogni giorno, di ragazzi e ragazze che indugiano all’interno della stazione, come se fossero in un centro commerciale. E forse per fare acquisti si stava recando a Termini la ragazza romena che ha colpito a morte Vanessa con un ombrello. Ha colpito tutti la veemenza del suo gesto.
Ora che è stata arrestata, apprendiamo che era nota alla polizia perché si prostituiva con la sua amica minorenne con cui era in compagnia. Questo particolare se non deve indurre a giustificazioni sociologiche fa certamente luce su un mondo da cui nessun recinto ci può tenere al sicuro. Perché fatto di persone che consumano le nostre stesse cose e ambiscono ai nostri stessi desideri. Lo scarto, la differenza, è tutta nel cumulo di rabbia e violenza implosa nei loro corpi. Pronta a scattare come una molla. E' questo per lo più a conferire a qualsiasi punto della città un’aria da tregua momentanea.
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Commenti
Scritto da Simona — 4 maggio 2007 alle 11:58
una ragazza rumena di 17 anni che si prostituisce, l'amica di 22 anni che ha gia' due figli in Romania e condivide questo destino infame, un destino scelto fra quelle che sono le possibilita' che la nostra societa' offre a persone venute da fuori in cerca di una soluzione economica alla propria vita. E poi una bella ragazza di 23 anni, che ha fede nel suo futuro e che si muove sicura nei sottofondi della sua citta'. In questa societa' per certi versi distorta, la ragazza italiana rappresenta per le altre due cio' che loro non potranno mai diventare. E' forse la metafora della disperazione che investe la metropoli contemporanea...l'assenza di speranza, l'arroganza della violenza come ultima soluzione!
E' molto triste anche che nessuno in quella metro abbia sentito la necessita' di intromettersi e di ristabilire dei toni civili ad una discussiuone violenta (ne sentiamo sin troppe in metro tutti i giorni) che si e' trasformata in tragedia.
Scritto da Antonio — 5 maggio 2007 alle 08:29
Hai ragione. Se ti capita dai un'occhiata all'ultimo libro di Zygmunt Bauman, Modus vivendi. Inferno e utopia del mondo liquido.
Scritto da RomaCogitans — 8 maggio 2007 alle 10:25
Gran bel commento Simona. Spero di leggerne altri così assennati su questo o anche sul mio blog, se lo ritenessi opportuno
Scritto da antonio — 10 maggio 2007 alle 17:56
Scrive oggi Renzo Guolo su Repubblica: "... Piu' la societa' e' priva di fiducia nel futuro, piu' sull'immigrato che delinque o non rispetta norme sociali condivise si scarica un surplus di stigma: i suoi reati, o la sua violazione delle regole comportamentali, assumono nella percezione collettiva, gravita' maggiori di quelli commessi dagli autoctoni. Un dato che non si puo' esorcizzare con generici appelli al dover essere...
Del resto e' comunque difficile spiegare ai ceti popolari che l'immigrazione e', anche, l'esito della vecchia, nuova, talpa del capitalismo globale, libero ormai da vincoli di responsabilita' verso il territorio. La talpa e', appunto, invisbile: cosi' mentre il vero colpevole si sottrae al luogo, chi come la sinistra agisce per favorire l'integrazione dei migranti nel luogo e' sottoposto a dure sanzioni politiche... Solo se sapra' presentare con chiarezza un coerente patto di cittadinanza che abbia come obiettivo l'integrazione, tra vecchi e nuovi italiani, tra cittadini e residenti, la sinistra potra' evitare gli effetti del vento politico di destra che soffia da tempo sull'Europa."
Scritto da Antonio — 11 maggio 2007 alle 15:14
Scrive Giorgio Bocca sull'Espresso in edicola oggi: "Chi sono queste due assassine? Due sopravvissute alla fame e alla miseria della campagna romena, la campagna dove alle ragazze contadine tocca allevare le oche. Prostitute per fuggire in altri inferni come quello delle nostre periferie metropolitane piene di giovani immigrati romeni, ucraini, russi, nigeriani, egiziani che si guadagnano una vita decente con anni e anni di sacrifici e magari quando stanno per arrivarci la buttano via per la voglia di uccidere che e' della nostra natura, invicibile, incontenibile per cui non c'e' deterrente che funzioni, neppure la pena di morte."
Scritto da Père Jules — 11 maggio 2007 alle 19:37
Roma Termini: fotocronaca con rumori di fondo.
Antonio Carbone ci presenta immagini di unità carbonio a miccia corta intente a transitare.
Tregua momentanea di canali digerenti che sognano una vita migliore e si spostano laddove le probabilità nel recinto sono più alte.
Diversi nella pelle, sconosciti dalla storia, vicini nello scoprire che la la felicità è misurabile: spazio, tempo, salute, sicurezza; ovvero la semplice possibilità di programmare il prorprio futuro a breve termine.
- Perchè tu si ed io no? Sono sangue e carne come te e alla storia qualcosa la mia gente avrà pur dato. Ho diritto alle tue opportunità, lo pretende la mia vita: breve come la tua. Non ho tempo! -.
Ragionerei anch'io così se fossi nato nel Malawi e da una fessura di porta avessi intravisto una possibilità di vivere meglio.
Ma entrare nel presepe ha le sue regole.
- La capanna è una e non c'è posto per le zebre!
Pensiero forte da tassinaro cieco.
Spiegategli che le prigioni sono piene dei fallimenti del suo presepe: tossici, extracomunitari ed emarginati.
Scritto da Flavio — 11 maggio 2007 alle 21:20
@Père Jules, hai appena letto il Manifesto del Surrealismo o ti sei bevuto l'impossibile? :)
Scritto da vinz — 14 maggio 2007 alle 16:08
se si corre veloce, si rischia di confliggere. se si confligge, si rischia di farsi male. il problema è il poco spazio o il troppo affollamento. o tutti e due. la soluzione sarebbe correre meno o essere di meno. visto che nessuno vuole autoeliminarsi, forse bisognerebbe andare più piano. presi dai nostri affari, così importanti. spinti da istinti di vendetta e rivalsa, così immediati. con i pregiudizi, così immutabili. altimenti... altrimenti si corre il rischio di essere vittime prima ancora che carnefici.
Scritto da Antonio — 17 maggio 2007 alle 14:52
Roma, 17 maggio (ANSA) - ''Ho risposto subito di si' alla lettera inviata dal sindaco di Roma Walter Veltroni, a nove ministri, che propone un tavolo per la creazione di un patto sociale per l'estensione dei diritti e della sicurezza nelle grandi citta'; se la politica non da' risposte quel vuoto non sara' mai colmato''.
C'e' poi bisogno di farsi ''un esame di coscienza'' secondo il ministro delle pari opportunita' Barbara Pollastrini e chiedersi cosa e' stato fatto, dopo un anno di governo, in tema di tutela di diritti delle donne e non solo: ''abbiamo fatto grandi passi avanti ma esiste ancora un divario tra le domande di liberta' e diritti e le risposte del Governo''.
Scritto da Antonio — 18 maggio 2007 alle 18:48
Roma, 18 maggio (AGI) - Il tribunale del riesame di Roma si e' riservato di decidere sulla richiesta di revoca o di modifica dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal gip Maurizio Silvestri, avanzata dai difensori di Doina Matei, la prostituta rumena accusata di omicidio volontario per la morte della ventidueenne Vanessa Russo, colpita all'occhio il 26 aprile scorso alla stazione Termini della metropolitana.
Scritto da antonio — 11 settembre 2007 alle 13:27
DONNA INVESTITA DA METRO: ANCORA IN GRAVI CONDIZIONI
(ANSA) - ROMA, 11 SET - E' ancora ricoverata in rianimazione nell'ospedale san Giovanni la donna romena di 40 anni che, in circostanze da chiarire, ieri e' finita sotto un convoglio della metro A, nella stazione Anagnina. La donna, che e' una badante, subito dopo il ricovero in ospedale, e' stata sottoposta ad un intervento per il riassorbimento di un ematoma cerebrale abbastanza vasto. Stamattina le sue condizioni vengono ritenute abbastanza gravi e la prognosi rimane ancora riservata. Intanto proseguono le indagini della squadra mobile romana e degli agenti del commissariato di polizia Romanina. In particolare si vuole accertare se la donna sia stata spinta da qualcuno, sono al vaglio degli investigatori i filmati delle telecamere della metro e alcune testimonianze.
Scritto da redazione — 25 settembre 2007 alle 18:29
Roma, 25 set. (Apcom) - Nella serata di ieri si è costituita in una caserma dei carabinieri a Roma una studentessa di 25 anni che ha raccontato agli inquirenti di essere la responsabile dell'incidente avvenuto 15 giorni fa nella stazione Anagnina a Roma. Per tutta la serata è stata interrogata dal procuratore Italo Ormanni e dal sostituto Simona Marazza ed avrebbe ammesso in loro presenza di aver spinto la romena 40enne sui binari. Da quanto si è appreso da fonti investigative sembra che la giovane donna, che frequenta un centro di igiene mentale, prima di spingere la straniera avrebbe sentito voci ostili che l'inducevano al gesto. Per domani è prevista la convalida del fermo.
Scritto da Franco — 19 febbraio 2008 alle 18:03
Segnalo solo che Doina Matei è stata condannata in primo grado a sedici anni di carcere. Alla fine il capo d'imputazione della ragazza romena è stato quello di omicidio preterintenzionale con l'aggravante dei futili motivi. Secondo il tribunale quindi non si è trattato di omicidio volontario.
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