Le vie di Moro

di Antonio Carbone — 9 maggio 2007 — 9 commenti

Il tempo instabile di questi ultimi giorni accentua l’atmosfera metafisica che generalmente incombe su piazzale Aldo Moro. Mattina presto e tardo pomeriggio sono i momenti migliori. La luce cade tagliente sul travertino creando ombre vaste e dense. La mancanza si fa palpabile. Ognuno può vederci quello che vuole.    

Per molti di coloro che erano degli adolescenti negli anni Settanta, la vicenda legata ad Aldo Moro si raggruma per lo più intorno a una serie di immagini in bianco e nero. Via Fani, innanzitutto. Via Gradoli, via Montalcini. Via Caetani. Nel corso del tempo sono state riproposte più volte in televisione. Osservati su una cartina, questi luoghi, non rivelano nessun disegno. Finendo per alimentare il mistero intorno a quella che è stata definita la più grande tragedia italiana del dopoguerra. Ma è giusto definirla così?  

A pensarci bene tutta la vicenda, dal rapimento alla morte, non ha le caratteristiche classiche della tragedia. Sembra piuttosto configurarsi come una catastrofe. Come l’evento critico che arriva dopo una serie di perturbazioni di minore entità (lo stragismo) a sovvertire definitivamente l’equilibrio. Da allora, è stato detto più volte, l’Italia è cambiata radicalmente. Che cosa rimane di Moro? Poco, al di là delle tante vie, viali, corsi e  piazze  a lui dedicate.

Immagini

Commenti

  1. Scritto da Anna 9 maggio 2007 alle 13:10

    Sono solo certi luoghi con la loro immobilita', e solo se vuoti di umani, a ricordare pezzi di storia. Ma solo se uno gia' se la sente addosso. Altrimenti neanche viali e piazze restano.

  2. Scritto da Antonio10 maggio 2007 alle 20:50

    Si è ravveduta anche senza rinnegare il passato, Barbara Balzerani, la ex Br condannata a tre ergastoli per aver partecipato al rapimento e poi all'uccisione di Aldo Moro. Ecco perché la Corte di Cassazione - nell'udienza che si è celebrata lo scorso 24 aprile, le cui motivazioni (sentenza numero 18022) sono state depositate oggi - ha confermato la libertà condizionale della ex 'primula rossa', nonostante la donna non si sia mai espressamente pentita. (Apcom delle 16,07 di oggi)

  3. Scritto da Barbara11 maggio 2007 alle 14:58

    Non ricordo cosa capivo di HANNORAPITOMORO. Erano il mio tempo di liceo e pallavolo, di Pavese e Marquez, sega ‘alla prima ora’ e giri in vespone ancora senza casco. La scuola chiuse e ci rimando’ a casa. Mi e’ rimasta la sensazione di quel ritorno a piedi lento e spaesato, l’inizio di un tempo grigio dove scoprii i posti di blocco e le armi in citta’. Quando passo per via Caetani sento una punta di dolore familiare, privato. Il significato di tutto l’ho capito anni dopo.

  4. Scritto da Martina12 maggio 2007 alle 19:26

    Grazie per il link e complimenti per il vostro sito!
    ricambiero' :-)
    Saluti,

    Martina

  5. Scritto da federico 9 ottobre 2007 alle 13:00

    Pietro Scoppola, storico, su Repubblica dell'8 ottobre 2007 a proposito dell'uccisione di Moro: "il mondo politico ha strumentalizzato le forti emozioni di allora esclusivamente all'interno del dibattito sulla falsa alternativa tra la "fermezza" e la trattativa. Due ipotesi che erano anche finalizzate a disegni politici contingenti e contrapposti. Ma nella sensibilità popolare la divisione non era così radicale. La partecipazione alla sofferenza del prigioniero e della sua famiglia non escludeva quella al dolore per l'uccisione degli uomini di scorta. E la voglia di opporsi alle Br conviveva con la speranza in qualche iniziativa per salvare Moro. Questo insieme di sentimenti e emozioni non ha trovato un'espressione politica coerente. Poteva essere l'occasione per una maturazione morale, per la crescita di uno spirito democratico, di un ethos civile condiviso, è invece è andata tutta perduta. Tutto ciò, senza una interpretazinoe politica, si è fatalmente ripiegato su sé stesso e si è tradotto in sfiducia e delusione verso la democrazia e la politica".

  6. Scritto da Redazione23 ottobre 2007 alle 12:27

    Giovanni Galloni, tra i fondatori della corrente di sinistra della Democrazia Cristiana, grande amico di Aldo Moro anche se mai doroteo, è stato una vera e propria miniera di informazioni per i cronisti che hanno partecipato al dibattito legato al libro dello storico Giuseppe De Lutiis. Ha rivelato infatti che gli americani sapevano dove era la prigione di Moro e che il covo dove è stato tenuto lo statista durante il rapimento "non è quello indicato dai brigatisti". Inoltre ha rilevato che Francesco Cossiga, ministro dell'Interno durante il sequestro, "non ha detto tutto". E qui è sceso nel dettaglio : "il 9 maggio del 1978 - ha detto Galloni - Cossiga sapeva e si aspettava che Moro sarebbe stato liberato".
    (Fonte: AGI 14:04 22-10-07)

  7. Scritto da Redazione14 novembre 2007 alle 12:52

    “Moro non fu perduto dagli americani, né dalla P2. Semmai dai comunisti. Secondo Gallinari erano mille i militanti di sinistra a conoscere la prigione di Moro''. Lo afferma l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, in un'intervista al Corriere della Sera oggi in edicola, a proposito del rapimento ed uccisione dello statista della Dc Aldo Moro. Dobbiamo credergli? Rimane il fatto che nessun ex dirigente del P.C.I. si è sentito in dovere di replicare.

  8. Scritto da Redazione15 novembre 2007 alle 13:31

    «L’area di contiguità a sinistra era vasta. Anche in alti strati» così risponde oggi sul Corriere Giovanni Pellegrino ex presidente della commissione stragi, alla giornalista che gli chiede di commentare l’affermazione di Cossiga apparse ieri sul Corriere. Scettico invece Macaluso: «Se così fosse la cosa sarebbe un po’ pesante per lui ». Rosario Priore, che è stato giudice istruttore del sequesto Moro, in riferimento a questa ipotesi, afferma: «nell’autonomia qualcosa si sapeva».

  9. Scritto da redazione24 gennaio 2008 alle 12:48

    "Ma si può fare la storia di anni ancora troppo vicini, ancora pieni di misteri? Si può e soprattutto si deve. A quelli come Giovanni Moro, che vogliono che passi ancora del tempo per una ricostruzione storica, rispondo che che è necessario che lo storico si occupi di quegli anni. Anche per liberarci dei fantasmi. C'è poi la posizione degli storici accademici, per esempio Aurelio Lepre, che dicono che non cisono documenti. Invece ce n'è una valanga, solo la Commissione stragi ne ha acquistato più di 3 milioni di pagine"
    Dall'intervista di Ranieri Polese ad Aldo Giannuli autore del libro Bombe a inchiostro edizioni BUR (Corriere della sera 24 Gennaio 2008)

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