Venerdì sera al Supermarket

di Federico Pace — 11 aprile 2007 — 2 commenti

Si parte sempre da una fine. Questa volta si parte dal venerdì sera. La settimana lavorativa ha esaurito la sua forza e ciascuno precipita verso il supermercato. Per lo più si tratta della spesa di un solo pasto. O solo qualcosa di poco di più. Una cena e una colazione. Pochi si servono del carrello. La gran parte sceglie uno di quei cestini di plastica verde.

Fuori il sole è tramontato da un paio d’ore. Dentro c’è una luce senza tempo. Bianca e chirurgica. Lungo le isole espositive, le persone svelano un certo spaesamento. Sono loro, gli oggetti, le merci, ad avvicinarsi con più approssimazione alla perfezione. Sono colorate, lisce e brillanti. Paiono infinite. Troneggiano nei loro scomparti. Cosci di pollo, fettine di vitello, panetti di burro, innumerevoli tipologie di yogurt, pasta fresca e prosciutti impacchettati. C’è un rumore di fondo che si ascolta quando si sta vicini ai freschi alimenti. Sono i motori dei frigoriferi che tengono in vita quelle sembianze di cibo. E’ un rombo sordo che avvolge tutto.

Tutti noi, al contrario, siamo indecisi. Quasi impauriti al cospetto di quelle beltà impacchettate. Spaesati. Intimoriti. Ciascuno rimira quelle forme lucide e brillanti. E si interroga. Quasi che, a un passo dalle otto di sera, sia inesorabile smarrire il senso di un altro acquisto. Le compere a questo punto sembrano essere un atto malinconico. Una signora rimira una confezione di cornetti dolci come fosse un nutrimento proibito. Forse è qui perché non riesce a restare nelle stanze vuote della casa. Un’altra cerca di stipare il pane dentro a un cestino colmo. Le cose sembrano però non volerne sapere di prendere posto. Secondo i dati di un'indagine dell'Università Bocconi, nei primi due mesi del 2007 la spesa nei supermercati è diminuita del 2,1 per cento. Nello stesso periodo è cresciuta - e di molto - l'inflazione percepita (quasi al 9 per cento). Le promozioni, dice la ricerca, stimolano sempre meno vendite aggiuntive. Si dice che gli acquisti "impulsivi", in questi luoghi senza tempo, siano in calo costante.

In fila qualcuno porta con sé tutti i dubbi riguardo le poche cose da portarsi dietro. Altri si sorridono gli uni con gli altri. Come se alla fine, durante quell’attesa, sopraggiungesse una specie di sollievo. Come superstiti di una tragedia, possiamo provare a scambiarci i resoconti di un passato ormai alla spalle. Il ragazzo alla cassa, ancora al lavoro a quest’ora di sera, prende tra le mani un oggetto dopo l’altro. Lo passa sopra a una fessura orizzontale in attesa del sibilo che registra il prezzo sul conto di chi ora ha fretta di riempire la sua busta. Come se dentro a quell’involucro di plastica ci fossero gli unici oggetti utili per tentare un approdo verso casa.

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Commenti

  1. Scritto da Francesca12 aprile 2007 alle 22:11

    Hai ritratto perfettamente la situazione di molti di noi, la generazione mordi e fuggi, del consumo tutto e subito senza riuscire a trovare il tempo neppure per una spesa minimamente ragionata anche se io tendenzialmente non vado al supermercato a fare la spesa.

  2. Scritto da federico13 aprile 2007 alle 10:53

    ciao francesca, benvenuta da queste parti...

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